Andrea Signorelli – “Fashion & Golf”: dal 15 ottobre al 20 novembre 2016 a Desenzano del Garda (BS)

 LEONARDVS PRESENTA

Andrea Signorelli “Fashion & Golf”

15 ottobre – 20 novembre 2016

Vicolo Fosse Castello, 10 – Desenzano del Garda (BS)

Inaugurazione: 15 ottobre 2016, ore 18

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Comunicato stampa

Sabato 15 ottobre alle ore 18 inaugura alla galleria d’arte Leonardvs di Desenzano del Garda (Bs) la mostra personale di Andrea Signorelli “Fashion & Golf”.

Da tempo affascinato dal mondo del golf e della moda, l’artista milanese ha fatto dal 1997 in poi numerose mostre personali e collettive e i suoi lavori sono conosciuti al grande pubblico.

La pittura di Andrea Signorelli unisce due poetiche apparentemente contrastanti e inconciliabili: da un lato l’interesse evidente per la pop art e per l’iconografia del quotidiano, dall’altro una tecnica di esecuzione lenta e meticolosa della grande tradizione pittorica del passato.

Domenico Montalto sull’Avvenire:

Nelle neometafisiche immagini di Signorelli “parlano” unicamente gli oggetti, che diventano protagonisti assoluti della composizione; i simboli del consumismo, della moda, del fashion, dell’eleganza – camicie da showroom, abiti e tessuti d’alta sartoria, scarpe preziose, valigie e borse ricolme d’oggetti d’abbigliamento e da toeletta – ci appaiono come vere e proprie vanitas o nature morte del giorno d’oggi, ritratte con evidenza iperrealistica, come macrofotografie su sfondi rarefatti, in un’atmosfera di straniamento.

Nell’arte di Signorelli troviamo l’interesse evidente per la rappresentazione enfatizzata delle cose quotidiane, mutuato dalla pop art americana; ma constatiamo anche un’esecuzione pittorica sopraffina, lenta e meticolosa, all’antica, che recupera la lezione e la tradizione europea da cavalletto, i “secoli d’oro” della pittura italiana e fiamminga, di cui Signorelli è un colto conoscitore, nonché restauratore.

I quadri di Signorelli nascono infatti da una minuziosa e paziente preparazione a disegno e da un lavorio di velature, ovvero di mani successive di colore, per portare il pigmento acrilico al grado desiderato di trasparenza e splendore. Signorelli dimostra di credere ancora nel vecchio mestiere e nella qualità della bella pittura, ma li pone al servizio di un repertorio visivo attualissimo, che recupera i simboli epocali del nostro vivere e apparire, dell’effimero della società contemporanea urbana.

Artista Andrea SignorelliAndrea Signorelli è nato a Milano il 28 maggio 1952. Ha frequentato il Liceo Artistico di Brera. Iscritto al Collegio Lombardo periti consulenti, si occupa di restauro e perizie di dipinti antichi su richiesta di fondazioni e collezionisti. Al 1972 risale la sua prima mostra, tenuta alla galleria “Il Vettore” di Milano, insieme a Fabio Aguzzi.

Nel 1985 ha esposto da “Albanese Arte” di Vicenza, con Aguzzi e Nespolo; nel 1994 ha tenuto una personale al foyer del Centro Congressi “Forte Crest” di San Donato Milanese. Nel 1997 ha partecipato alla quinta Biennale d’Arte di Cremona.

La mostra personale di Andrea Signorelli è realizzata con partecipazione di Gardagolf Country Club, Soiano del Lago (BS).

Leonardvs Bottega d’Arte, vicolo Fosse Castello, 10 – 25015 Desenzano del Garda (BS)

Orari di apertura: martedì – domenica dalle 10:00 alle 13:00, su appuntamento: dalle 15:30 alle 19:30

Per info: + 39 030 755 00 50, + 39 329 048 85 00

info@leonardvs.it, www.leonardvs.it

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CATERINA BORGHI: Boudoir Contemporaneo

Caterina Borghi "Boudoir Contemporaneo"

Caterina Borghi “Boudoir Contemporaneo”

CATERINA BORGHI

BOUDOIR CONTEMPORANEO

mostra a cura di Massimiliano Capella

Inaugurazione: sabato 5 dicembre 2015, dalle 17.00
In mostra fino al 10 gennaio 2016
Leonardvs bottega d’arte, Vicolo Fosse Castello 10,
Desenzano del Garda (BS)


Leonardvs presenta “Boudoir Contemporaneo” – una mostra personale di Caterina Borghi, artista poliedrica e originale. I suoi coloratissimi quadri di natura spiccatamente Pop sono solo in apparenza allegri, in realtà denunciano infatti diversi aspetti della società contemporanea. Come nella vita reale, anche nel “Boudoir contemporaneo” di Caterina Borghi esistono il bene e il male, la solitudine e la bugia, rappresentati dai tre colori dominanti – il nero, il rosa e il rosso.

Il linguaggio dell’Artista è arricchito dalla sua importante esperienza nella moda. Guardando le sue opere, veniamo trasportati nell’apparentemente meraviglioso mondo di un sogno glamour, dove i personaggi si incontrano e si lasciano, creando rapporti curiosi e ambigui, dove ogni scena è segnata da una sottile ironia. Oltre ai classici dipinti ad olio su tavola, l’artista presenterà anche le sue creazioni di moda – abiti dipinti interamente a mano, caratterizzati da linee haute couture.

Caterina Borghi è nata a Quistello (MN). Dopo aver studiato a Brera a Milano, lavora in aziende di abbigliamento come stilista di moda femminile. Nel frattempo inizia la sua ricerca artistica e cerca di raccontare con i colori la capacità di sognare, la visione fiabesca della vita. Espone in spazi alternativi fino alla personale del 1995 “Rosa Rosae” a Suzzara (Mn). Segue “La favola rosa” nel 2007 alla Loggia degli Artisti a Mantova presso la Camera di Commercio con il progetto e l’allestimento di un “libro” con un racconto della vita in rosa. Tra gli eventi più recenti – l’installazione Pelouches alla Casa del Mercante in occasione di Mantova Creativa e la mostra al MuVi di Viadana (Mn).

L’Artista sarà presente all’inaugurazione sabato 5 dicembre 2015.

Leonardvs Bottega d’Arte,
vicolo Fosse Castello, 10 – Desenzano del Garda (BS)
Martedì – Domenica 10:00-12:30, 15:30-19:30
info@leonardvs.it, Tel. 030 755 0050

6 VISIONI a cura di Ivan Quaroni

6 VISIONI

a cura di Ivan Quaroni

Silvia Argiolas, Elena Monzo, Ester Pasqualoni, 

Carlo Alberto Rastelli, Tommaso Santucci, Serena Zanardi

Inaugurazione a Sestri Levante: domenica 6 dicembre 2015, dalle 17.00. In mostra fino al 10 gennaio 2016

A Desenzano del Garda – dal 21 Febbraio al 1 Maggio 2016!

Leonardvs presenta 6 VISIONI, una mostra collettiva che nasce dall’idea di offrire uno spaccato dell’Arte Contemporanea in Italia oggi. Tutti under 40 gli Artisti selezionati per questo evento.

6 Artisti, 6 modi diversi di intendere l’Arte, di fare ricerca ed esprimersi. Nessuna attinenza tecnica in queste 6 visioni slegate tra loro nella totale libertà espressiva che ciascun Artista ha scelto per il suo percorso formativo ed espressivo.

Sarà Ivan Quaroni, critico attento e stimato nel fermento della giovane Arte, a spiegare e mettere in relazione l’Opera di questi  Artisti.

Espressionista e introspettivo il lavoro di Silvia Argiolas, cagliaritana classe 1977, che interviene direttamente sulla carta e sulla tela, senza usare bozzetti ed assecondando fermento e sensazioni del momento. Molti dei suoi personaggi rispecchiano la sua persona, quasi a rubarle l’identità. Questo le permette di essere parte integrante della narrazione e il dipingere diventa per lei una sorta di psicoanalisi.

Nata nel 1981 arriva da Brescia Elena Monzo. Ricca delle esperienze maturate nei suoi soggiorni in Asia e Medio Oriente, nel suo lavoro i temi ricorrenti sono la società effimera e le figure femminili, che vengono descritte in ogni loro ossessione, tra cura dei dettagli e bisogno  di riflettere un’immagine perfetta. Lo scopo dell’Artista è quello di sottolineare la decadenza della società attuale totalmente basata su regole estetiche. I mezzi espressivi sono i più diversi, dal colore acrilico, alla matita, dal make – up al glitter.

Romana di nascita e sestrese di adozione Ester Pasqualoni, classe 1980, è la minimalista del gruppo. Volumi e profondità, colori e riflessi. È in queste dimensioni che si sviluppa l’universo emozionale del suo lavoro. Spazi chiusi e definiti che esplodono perdendo i loro confini fisici agli occhi di chi si sofferma ad osservarli, di chi li penetra intraprendendo un viaggio in queste piccole galassie, scoprendone la profondità, il susseguirsi di angoli remoti che aprono la visuale su successivi livelli, spazi, ritorni di memoria.

Carlo Alberto Rastelli, nato a Parma nel 1986, nella sua pittura affronta e rivisita due tematiche classiche nel mondo dell’Arte: la ritrattistica e il paesaggio. Sono ritratti le Opere scelte per questa Mostra. Deformazioni quasi caricaturali dei volti, contratti in smorfie innaturali e trattati con una pittura iperrealistica, caratterizzano le sue creazioni dove gli amici di sempre fanno da modelli diventando figure grottesche ed allucinate.

Il vissuto personale, i pensieri e le emozioni di Tommaso Santucci, pisano classe 1981, sono la materia prima delle sue opere.  Apprezzato e riconosciuto anche a New York, Lugano e in Francia, si esprime prevalentemente usando la biro nera, pennarelli e gessetti.  Legno e cartone, pezzi di scotch di carta e materiale di vario genere, talvolta recuperato o semplicemente incontrato per strada, al mare, sono le lettere del suo alfabeto espressivo. Composizioni, assemblaggi e tele da lui costruite diventano i ” contenitori del suo vissuto”.

Saranno sculture le Opere di Serena Zanardi presenti in Mostra. Genovese classe 1978, poliedrica Artista abile nel dialogo attraverso scultura e media diversi come fotografia, installazione, video e pittura. E’ nella continua ricerca dell’interiorità dei suoi soggetti che si sviluppa la sua opera. Persone e natura sono gli elementi che indaga da sempre con profondità, calandosi nelle emozioni che questi soggetti le suggeriscono, vivendoli realmente nel quotidiano e riproponendo nelle sue Opere l’essenza che ne estrae e che si materializza nelle sue sculture. Non mancano spunti pittorici, inevitabili scenografie che diventano contenitori, confini, cornici di una sensazione.

Alchimie italiane. Critica di Marcello Barison

Alchimie italiane

Critica dedicata all’inaugurazione della bottega d’arte LEONARDVS di Desenzano

f9723752-ca63-46ad-bde3-5d2fa8614d9bBisogna anzitutto sfatare un pregiudizio: che mentre in Italia abbondano i capolavori dell’arte antica e moderna − in un inventario che, senza soluzione di continuità, va dai templi della Magna Grecia ai capolavori del Rinascimento, dall’affresco pompeiano ai Macchiaioli − non sia lecito essere altrettanto entusiasti per quel che riguarda l’epoca contemporanea.

Fatta eccezione forse per il Futurismo, che certo ebbe rilievo internazionale, è spesso convinzione del grande pubblico che i grandi maestri dell’arte novecentesca debbano cercarsi altrove − e comunque sempre fuori dai confini nazionali. L’arte italiana del secolo scorso passa così, non si capisce bene perché se non per ignoranza critica della materia, per provinciale e, in certo qual modo, conservatrice e refrattaria al pungolo delle avanguardie più rinnovatrici.

Ebbene, non è così, e la mostra organizzata a Desenzano dalla Bottega d’Arte Leonardvs, a cui dobbiamo tutti esser grati, ci aiuta a sfatare quest’indebita superstizione mettendoci davanti a una nutrita serie di opere massime, moltissime italiane, che, per varietà e qualità, non devono certo temere il confronto con le migliori raccolte museali europee. Qualche esempio − impossibile, purtroppo, menzionare tutti questi grandi che pure impallidiscono sorvegliati da un mentore d’eccezione, Leonardo da Vinci (sì, proprio lui!) che compare con una copia in edizione limitata del Codice Atlantico, capolavoro della sua arte e del suo metodo nel quale, come coglieva Valéry, “una qualsiasi rappresentazione non è probabilmente altro che l’inizio e l’avvio di noi stessi…”

C’è Emilio Scanavino, con le sue matasse tormentate che ricordano il gioco dello Shangai. In Fluorescenza l’immagine si genera da un nucleo primordiale di materia, da un embrione aghiforme che diventa fantasma e si stempera in un’esangue convulsione di segni alcuni dei quali non temono la sparizione. Come scrisse Roberto Sanesi, poeta e anch’egli pittore, oltre che amico di Scanavino, questi, anziché imitare la natura, s’approprierebbe “dei suoi meccanismi di generazione e crescita, delle sue energie interne e delle sue variabili, delle sue trame segrete per darne testimonianza”.

Una pittura, quindi, che senza ripetere le cose, s’intesse della loro stessa vita. E che dire dello splendido La guerra di Sironi? Con grande sensibilità, Roberto Fioravante Pacchioni porta in mostra uno dei più grandi pittori di sempre i cui laceranti impasti, che dilatano il confine delle immagini fino a quasi sospenderne la referenzialità, anticipano di almeno un ventennio l’avventura dell’espressionismo americano. Sironi pensa in sostanze e processi − di abrasione, putrefazione, cottura informale dei pigmenti. E non c’è bisogno di attendere de Kooning o Gorky per capire che la pittura è alchimia: questione di tocco, d’attrito e di miscugli irripetibili.

Sulla stessa linea, anche se stavolta dobbiamo concederci un rapido détour nei Paesi Bassi, gli spessori convettivi di Karel Appel. Esponente di punta del Gruppo Co.Br.A., con gli ‘irascibili’ Alechinsky e Agser Jorn, ci 2 regala due figure verticali in agonia fluttuante le quali, benché compositivamente non possano non far pensare a un eccentrico raddoppiamento dell’Urlo di Munch, richiamano Soutine nel cromatismo e, appunto, il tardo Sironi per le slabbrature materiche che profilano una plasticità scultorea.

E se il discorso, ai limiti del macabro, sullo strazio animale dei corpi, procede col Sangue su tela di Hermann Nitsch, il più noto tra gli Azionisti viennesi, recuperiamo una dimensione più intima, ma anche più anonima, rimessa alla meditazione silenziosa degli oggetti, con la Natura morta di Renato Guttuso, pittore di una mediterraneità interiore, che nella sua domestica compostezza non risparmia però incursioni inconsce: appaiono talvolta figure concomitanti ma senza alcuna narrazione che le unisca, ciascuna isolatamente intenta nella propria, seppur sobria, disobbedienza alla realtà.

Citerò ancora, perché imprescindibile, Mimmo Rotella, presente in mostra con un décollage su locandina di Charlie Chaplin: L’eterno vagabondo, opera ironica e prismatica (fate attenzione al ritmo, polidimensionale, scandito dalla distribuzione degli strappi) che proprio perché spezza la catena, idolatrica, delle immagini pubblicitarie che ovunque c’attorniano, le rende finalmente percepibili. Tutt’altro registro, invece, quello dei pettini di Capogrossi, il cui algoritmo minimale ricorda i bastoncini dei batteri al microscopio − o le tessere di un gioco primordiale che sospetterei cinese.

Vorrei poi richiamare l’attenzione sulle opere di Marcello Rezzano. Pacchioni propone un artista anziano in un’epoca che sembra ossessionata dalla giovinezza a tutti i costi − anche se nell’arte abbondano garzoni impacciati che poco hanno da dire. Con Rezzano, architetto dello sguardo, come lo ha puntualmente definito Vincenzo Gueglio, scopriamo invece che ha ragione Tolstoj quando ci dice che “la vecchiaia è la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare ad un uomo” − ed è per questo che ha la forza di sorprenderci. E di conquistarci.

Infine − entre autres, s’intende − un Balla pregevolissimo e quasi ipnotico, ad anelli concentrici trafitti da un pugnale inaspettatamente giallo (mentre sembrano le colonnine di un equalizzatore i tre parallelepipedi che svettano al centro, in rosso bianco e verde, intonando, avverte l’autore, un Canto patriottico). Allora anche noi, che pur per vocazione saremmo esteticamente apolidi, ci uniamo al coro − nel senso che tutta quest’arte serve a ricordarci − convinti lo eravamo già − che la pittura contemporanea italiana, se il gesto generoso di un elegante appassionato ci permette di apprezzarla, è davvero una festa del gusto e dell’intelligenza.

Forse solo una riscoperta dei nostri classici − classici contemporanei ma di sicuro valore rispetto a molta ‘bigiotteria’ che oggi si vorrebbe spacciare per autentica creazione − può far tornare primavera dopo quell’inverno della cultura con cui Jean Clair identificava molti dei desolanti cantieri dove pochi impostori congiurano, nostro malgrado, contro la felicità dell’arte.

Marcello Barison




Gianfranco Asveri ospita LEONARDVS

Elena Zani.

“Una storia vera di..”

Elena Zani con Cicon - ore 17 di Gianfranco AsveriAnni 2000, frequento il corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e sfogliando diverse riviste di Arte mi imbatto nella Pittura di Gianfranco Asveri. La sua pittura è un colpo al cuore, è immediata, ti entra dentro e ti resta nell’anima.

Nel frattempo sono cresciuta, ho finito l’Accademia, ho cambiato diversi lavori, trovato l’amore, quello vero, fatto due figli e vissuto molto. Trovo un lavoro che mi sembra cucito addosso, divento assistente di Roberto Fioravante Pacchioni, nella galleria LEONARDVS, nuova realtà che tratta l’arte moderna e contemporanea qui a Sestri Levante. Credo che nella vita ci siano diversi colpi di fulmine. Con il mio datore di lavoro è stato così. Intesa, stima reciproca, voglia di crescere nell’arte, di scoprire artisti, il tutto sorretto da un grande entusiasmo e da grande passione. Qui in galleria mi trovo a mio agio, mi sento di casa.

Pensando a quali nuove mostre organizzare Roberto Pacchioni ed io ci confrontiamo riguardo ai nostri gusti personali e valutiamo le diverse direzioni in cui sta andando l’arte moderna. Poco tempo prima Claudio, il mio compagno, mi dice che vederebbe bene i quadri di Asveri in Galleria. Trovo che abbia ragione, Asveri mi ha colpito da sempre. Così penso, porto uno dei nostri cataloghi di Asveri in Galleria, lo faccio vedere al Sig. Pacchioni per vedere la sua reazione…

Elena nello studio di AsveriDue giorni dopo siamo in quel di Piacenza, a casa del Maestro. Siamo in contemplazione davanti alle sue opere. Scopriamo un grande artista e una grande persona. Ci apre la sua casa, il suo giardino, ci va vedere le cose più intime della sua vita e della sua Famiglia. Siamo nel posto in cui è nato, la casa dei suoi genitori, dalla quale purtroppo è stato strappato troppo presto. E tra i suoi tanti cani quelli che ancora abbaiano e quelli che non abbaiano più.
A quella casa è tornato e ci sta dentro come una lumaca nel suo guscio, si sente che la ama e che non andrebbe via per niente al mondo, ora che l’ha ritrovata. E’ una casa antica, vecchia nel senso buono del termine, assomiglia alla casa di tante nonne. E’ una casa di campagna, con stanze piccole e soffitti bassi.

Ci accoglie nella piccola sala da pranzo, grandi quadri colorati alle pareti di cui ci innamoriamo subito. La visita prosegue su per una scala ripida e stretta al piano superiore, prima nella stanza dove tiene la maggior parte delle tele e poi nel suo studio vero e proprio, una stanzetta in cui disegna e dipinge già da bambino, un guazzabuglio di barattoli colorati, solo il cavalletto, imbrattato all’infinito emerge da tanto colore. Ma niente è a caso.

Ovunque troviamo i segni della sua pittura, le sue opere colorate, vive, spontanee, materiche, forti, sfamano la nostra sete di pittura. Ma la sorpresa più grande è trovare quindici, venti tele nel pollaio sotto comuni coperte. E’ come essere entrati nella tomba di Tutankamon, ci sentiamo tutti Carter.

La giornata con Asveri prosegue davanti a un bel piatto di salumi piacentini e un bicchiere di vino frizzante, poi in una chiesa del 400, rara bellezza, nel silenzio. E’ incredibile come pur conoscendolo da poche ore sembra di conoscerlo da una vita…

Pacchioni e Asveri, riescono a parlare nello stesso dialetto, tante affinità e sensibilità comuni, e una commozione palpabile. Li osservo compiaciuta mentre chiacchierano come due vecchi amici e penso che farli conoscere è stata una grande idea. Da questo incontro nasce ABRACADABRA, la mostra di Asveri qui alla galleria LEONARDVS, la nostra prima personale.

Foto e testo:

Elena Zani




Abracadabra Asveri. Critica di Luciano Caprile

Gianfranco AsveriLe figure crescono sulla tela come germogli di una fantasia alimentata dalle suggestioni dell’infanzia. Ma per Gianfranco Asveri quest’infanzia si è mutata nel corso degli anni in una consapevolezza da cogliere giorno dopo giorno al pari di un frutto in progressiva, esaltante maturazione.

L’aggancio con l’“art brut” propugnata da Jean Dubuffet si esaurisce sulla soglia del gesto istintivo, spontaneo, immediato da parte del “fanciullino” che alberga sempre in lui e si traduce in stupore, in rinnovabile sorpresa per tutto ciò che gli fiorisce tra le mani ancor prima di essere consegnato al pensiero. “Abracadabra” è un termine che si addice ad Asveri perché la magia sembra rincorrere e prevedere ogni suo comportamento creativo che per esplicarsi non ha bisogno di particolari ricerche espressive, di voli pindarici o di riflessioni pseudofilosofiche.

Gli è sufficiente interrogare la sua terra e le profonde storie che la nutrono e la abitano da sempre; gli è sufficiente specchiare i personali comportamenti in un disegno della madre ( una sorta di reliquia incorniciata su una parete di casa ) che egli custodisce sempre negli occhi e nel cuore. In quell’istante la matita o il pennello iniziano il loro viaggio di perlustrazione interiore e di fuga nella macchia che si fa corpo e volto, nel segno che traccia e indica il percorso e le soste del racconto.

Gianfranco Asveri. AbracadabraIl domani è celato nell’ieri e pertanto i suoi personaggi che profumano di passato e di futuro possono galleggiare nell’aria di sempre e recitare la parte più nascosta e più incisiva per chi ammira la storia di Cicòn nei travagli e nelle allegorie che si porta appresso mentre interpreta una laica “via crucis”. Sono tutte favole declinate dal nostro artista per quegli infanti che siamo stati noi in tempi più o meno lontani; sono tutte favole che ora si possono rileggere con slancio nostalgico e magari col rammarico di una tardiva comprensione.

Quelle maschere e quei ghigni ci appartengono: costituiscono il paesaggio prezioso e trascurato dell’anima dove la finzione si specchia nella realtà. Sta a noi individuare ciò che ci appartiene ( e coglierlo come un dono prezioso e rinnovabile ) nelle vicende che sulla tela si snodano sempre diverse e sempre uguali: sono paragonabili alle onde che perpetuano le spiagge e nutrono instancabilmente lo stesso mare.

Gli “Abracadabra” si inseguono in questa rassegna e propongono inesauribili sorprese di personaggi ammiccanti, talora aggressivi e digrignanti, talaltra accesi da un improvviso lampo floreale. Occupano di preferenza la parte notturna della scena lasciando ai sotto racconti in chiaro il compito delle citazioni calligrafiche, la via delle fughe nell’onirico più stemperato o le folgoranti presenze di cani, di gatti, di uccelli di varia natura e invenzione a combinare una variopinta fauna col concorso degli altri interpreti.

Nella galleria delle presenze non potevano mancare frammenti dell’epopea di Cicòn, l’inconsapevole eroe descritto da Asveri per essere trascinato su un carretto di osteria in osteria fino al sacrificio del fuoco. Infine compare un’opera, “Favola”, che conserva il senso più recondito di queste storie: i quattro protagonisti ci guardano esprimendo un’intima paura, quella paura dell’ignoto ( del buio ) che talora si racchiudeva proprio nelle favole della buonanotte e nei conseguenti sogni. Ma bastava e basta ancora urlare a squarciagola con Asveri “Abracadabra” per ritrovare immediatamente la serena spensieratezza di quel tempo.

Luciano Caprile




Inaugurazione LEONARDVS Desenzano del Garda

Inaugurazione LEONARDVS Desenzano del Garda




Inaugurazione LEONARDVS Sestri Levante

Inaugurazione LEONARDVS Sestri Levante